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Abbiamo indagato su tutte le operazioni di borsa svolte dal fondo avvoltoio Elliot su Telecom Italia. Si tratta di una vera manipolazione dei prezzi camuffata da un falso discorso industriale.

Se Vivendi è stato cosretto ad uscire dal suo silenzio qualche settimana fa dichiarando che il gruppo “sostiene totalmente l’amministratore delegato della TIM Amos Genish e che apprezza la sua collaborazione” è perchè il fondo avvoltoio Elliott che detiene l’8,8% del capitale e il 2,8% delle azioni di risparmio, non ha smesso di incrementare le dichiarazioni allarmistiche sull’operazione italiana. Così che il suo corso ha registrato una diminuzione del 26% dall’inizio dell’anno mentre le azioni di Orange non si sono mosse. Quando si comprano azioni di un gruppo, perché si tenta disperatamente oltre il fatto di danneggiare Vincent Bolloré (probabilmente su richiesta di Silvio Berlusconi) di far scendere il prezzo e dunche di perdere soldi?

Bisogno verificare tutte le dichiarazioni fatte da Elliott alla SEC (l’autorità di vigilanza sulle borse americane) per capire meglio il contenuto di questo fondo. Comprando la sua parte da Telecom Italia, Elliott ha investito 1.200 millioni di dollari. Ma quello che gli azionisti non sanno è che il fondo si è protetto da un crollo dei prezzi tramite l’acquisto di opzioni put del 4,9% del capiale, cio’ rappresenta il 56% della sua partecipazione, con scadenze a Febbraio e  Giugno 2019. Questi stessi acquisti di opzioni put sono stati finanziati tramite delle vendite call con le stesse scadenze. Cio’ dimostra che Elliott, contrariamente a tutte le sue dichiarazioni, non ha mai scommesso su un aumento del prezzo di Telecom Italia.

In modo concreto, se ipotizziamo che 1.345 millioni di azioni ordinarie hanno un prezzo di costo di 0,8 euro, pari ad un importo investito di 1.076 millioni di euro. Attualmente, sulla base di una quotazione in borsa pari al 0.53 euro, il prezzo delle azioni è di 713 millioni di euro ciò ne consegue per Elliott delle minusvalenze (non realizzate) del valore di 363 millioni di euro. Ma grazie alla copertura messa in opera i 1.345 millioni di azioni detenute si dividono in 750 millioni di azioni finanziate a 0,81 evidenziando utili non realizzati di circa 8 millioni di euro e 595 millioni di azioni non coperte e evidenziando anche delle minusvalenze (non realizzate) di 160 millioni di euro. Nel complesso Elliott mostra al momento una perdita non realizzata di solamente 152 millioni di euro ciò equivale a dire il 14% del suo investimento allora che gli altri azionisti hanno perso il doppio.

Se il prezzo rimane a 0,5 euro a scadenza, ovvero nella primavera 2019, Elliott sarà in grado di consegnare le azioni vendute allo scoperto e ricevere 608 milioni di euro, a fronte di un valore di borsa di 375 milioni di euro, raccogliendo effettivamente 233 milioni di euro rispetto al prezzo di borsa. Allo stesso tempo, i piccoli azionisti, che Elliott sostiene di difendere, avranno perso quasi un terzo della loro partecipazione. Se Elliott deciderà di reinvestire questi 608 milioni di euro in Telecom Italia, potrà allora acquistare 1.216 milioni di azioni e aumentare così la partecipazione all’11,9% del capitale, a cui si aggiungono le azioni di risparmio del 2,8%, con un prezzo di costo ridotto a 0,6 euro per azione ordinaria. Elliott sarebbe allora stato esposto all’evoluzione del corso dell’azione Telecom Italia e avrebbe tratto pieno vantaggio da un aumento del corso delle azioni. Naturalmente, più basso è il prezzo prima della scadenza dei put, più alte saranno le prestazioni di Elliott sulle spalle dei singoli azionisti e della società.

Da tutto questo, è chiaro che il fondo Elliott avvoltoio ha interesse a vedere il ribasso dei titoli di Telecom Italia  entro la prima metà del 2019, in quanto sarà poi in grado di riacquistare a basso prezzo nuove azioni finanziate dallo scioglimento dei suoi put. Infatti, potrà così beneficiare pienamente di un’eventuale ripresa delle classi. Soprattutto se il piano strategico messo in atto da Amos Genish e che Vincent Bolloré ha sempre difeso, comincia a produrre i suoi effetti. Queste spiegazioni possono sembrare noiose, ma mostrano quanto il discorso di Elliott sia contrario alle sue azioni, che sono una forma di manipolazione dei prezzi. Non è un caso se l’ultima volta che questo fondo è intervenuto in Francia, speculando sulle azioni APRR, è stato condannato dal Comitato esecutivo dell’AMF a 16 milioni di euro. La più grande multa mai imposta dalla polizia di borsa. È meglio quindi essere avvertiti.

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