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DuPont è una delle tante aziende americane che hanno abbandonato un approccio a lungo termine al business, dopo essersi fatti il bersaglio di investitori attivisti. La sua fusione con Dow Chemicals, un altro colosso del settore chimico, ha portato alla frammentazione delle attività e a drastici licenziamenti.

DuPont nasce quando Pierre Samuel DuPont di Nemours decide di lasciare la Francia nel 1799, dopo la Rivoluzione Francese. La ricerca e lo sviluppo erano già importanti per lui all’epoca. Du Pont e i suoi figli gestivano otto aziende diverse quando giunsero negli Stati Uniti. Ma solamente una di esse lavorava bene: un’azienda produttrice di polvere da sparo. Grazie alle spese di ricerca e sviluppo, Du Pont e i suoi figli sono riusciti a trasformare questa azienda di polvere da sparo in un’azienda chimica. 

Ritratto di Éleuthère Irénée du Pont

“Il successo di DuPont nel XX secolo è stato reso possibile dalla scienza innovativa”, afferma il rapporto annuale dell’azienda del 1994 .  “Rimaniamo inoltre impegnati nella ricerca che è essenziale per il nostro futuro. “scrisse pure.

Una strategia sconvolta dall’arrivo dei fondi attivisti

Nel corso del XX secolo, l’azienda è stata una pioniera nella rivoluzione delle materie plastiche, con la scoperta del nylon e lo sviluppo di altri materiali polimerici come il neoprene, il teflon, il kevlar e la lycra. DuPont è quindi il leader del settore chimico.

Tuttavia, la strategia dell’azienda è stata sconvolta quando i fondi attivisti hanno preso parte all’attività. Due uomini, Daniel Loeb (Third Point Capital) e Nelson Peltz (Trian Fund Management), hanno insistito a lungo per lo scioglimento dell’azienda e alla fine hanno vinto.

Trian chiedeva che gli utili per azione aumentassero del 12% annuo.

Nelson Peltz, amministratore delegato di Trian Fund Management, il 30 agosto 2017.

All’inizio degli anni 2000, le azioni Dupont erano quotate a 27 dollari per azione. Dopo la recessione,i titoli azionari hanno iniziato a crescere; tra l’inizio del 2009 e quello del 2015, il corso delle azioni della società è aumentato del 210%. (A confronto, nello stesso periodo l’S&P 500 è aumentato del 140%.). Nel 2015, le azioni furono quotate a 65 dollari. Nonostante questo aumento, Trian, in una presentazione agli azionisti nel 2015, ha dichiarato che gli azionisti di DuPont potrebbero ricavare più denaro. Ciò nonostante il fatto che gli azionisti abbiano guadagnato 2,13 dollari per azione nel 2009, 3,66 dollari per azione nel 2010, 4,32 dollari per azione nel 2011 e più di 3,77 dollari per azione per ogni anno successivo. (Trian deteneva 24,6 milioni di azioni DuPont all’inizio del 2015, per un valore di circa 1,9 miliardi di dollari). Gli investitori hanno osservato un aumento degli utili per azione di circa il 3% annuo nel 2013, 2014 e 2015. Ma Trian voleva di più: voleva che gli utili per azione aumentassero del 12% all’anno.

Un investitore che si offende per la spesa consacrata alla R&S

“Ci sono più soldi da guadagnare” scrisse il Trian Fund nella sua sua relazione, aggiungendo che, a suo avviso, DuPont ha dei costi aziendali eccessivi (2 miliardi di dollari all’anno). Trian è particolarmente offeso dai 5 miliardi di dollari che DuPont ha speso in ricerca e sviluppo negli ultimi cinque anni senza che nessuna novità biotecnologica sia stata individuata. Il rapporto annuale 2016 di DuPont mostra l’atteggiamento mutevole dell’azienda nei confronti della ricerca e dello sviluppo, un cambiamento guidato da Trian. Nel rapporto, l’azienda afferma che i suoi obiettivi di R&S non erano focalizzati solo sulla ricerca, ma anche sulla “crescita dei ricavi e dei profitti dell’azienda, offrendo così rendimenti sostenibili ai suoi azionisti”.

In 2 anni, un decremento del 20% della spesa per la R&S

Questo interesse per il guadagno si è poi riflesso nelle priorità dell’azienda. La ricerca e lo sviluppo hanno subito tagli significativi. La società ha annunciato nel febbraio 2016 che avrebbe speso circa 1,7 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. contrariamente al 2014 in cui aveva speso 2,1 miliardi di dollari, ovvero il 20% in più.

Fusione con Dow Chemicals e divisione in 3 nuove società

Sede centrale di Dow Chemical Company a Midland, MI.

Alla fine del 2015, poco dopo la campagna del fondo Peltz per “ottimizzare il valore per gli azionisti”, DuPont ha apportato una serie di modifiche. L’amministratore delegato di DuPont, Ellen Kullman, veterana dell’azienda, si è improvvisamente dimessa. Il nuovo amministratore delegato, Ed Breen, esperto dello smantellamento dei grandi conglomerati, prevede di fondere DuPont con Dow, per poi suddividere la gigantesca azienda in tre parti diverse, una suddivisione che Peltz ha sempre desiderato. Questi cambiamenti comportano una riduzione dei costi della ricerca e dello sviluppo, l’eliminazione di alcuni dipartimenti e la perdita di migliaia di posti di lavoro.

5.000 persone ” fuori campo”

Nel gennaio 2016 si sono verificati 1.700 licenziamenti, un terzo della forza lavoro di DuPont in Delaware. A livello mondiale, DuPont ha ridotto, all’inizio del 2016, la propria forza lavoro del 10%, ovvero 5.000 persone.

“Questa società ha più di 200 anni e questo tizio che non ha niente a che fare con l’industria, mette nel consiglio di amministrazione persone che stanno tagliando le R&S e pompando il denaro dell’azienda”, dice William Lazonick, un economista dell’Università del Massachusetts-Lowell. “E niente di tutto questo è illegale.”

Preoccupazioni sulla capacità di innovazione della nuova società

In origine, la fusione era intesa a creare una struttura più forte, in grado di combattere meglio le difficoltà di mercato, in particolare il calo dei prezzi agricoli, che ha portato a un calo della domanda dei pesticidi. Nonostante il drastico piano di riduzione dei costi attuato nell’azienda DuPont, le sinergie non sono più così evidenti. Sono inoltre emerse preoccupazioni circa la capacità di innovazione della nuova entità, con diverse centinaia di posizioni ingegneristiche già eliminate in DuPont. Infine, la concorrenza è sempre più organizzata, come lo dimostra il progetto di acquisizione di Monsanto da parte di Bayer.

In origine, la fusione era intesa a creare una struttura più forte, in grado di combattere meglio le difficoltà di mercato, in particolare il calo dei prezzi agricoli, che ha portato a un calo della domanda dei pesticidi. Nonostante il drastico piano di riduzione dei costi attuato nell’azienda DuPont, le sinergie non sono più così evidenti. Sono inoltre emerse preoccupazioni circa la capacità di innovazione della nuova entità, con diverse centinaia di posizioni ingegneristiche già eliminate in DuPont. Infine, la concorrenza è sempre più organizzata, come lo dimostra il progetto di acquisizione di Monsanto da parte di Bayer.

Un gruppo di ex dipendenti della DuPont riuniti in una società senza scopo di lucro

D'anciens collaborateurs de DuPont on lancé leur propre activité de consulting
Gli ex dipendenti DuPont hanno avviato una loro attività di consulenza.

Nel frattempo, una dozzina di ex scienziati di DuPont, licenziati, si sono riuniti per creare un’organizzazione non-profit chiamata Science Technology and Research Institute of Delaware. Forniscono servizi di consulenza ad aziende pubbliche e private mettendo a disposizione le loro competenze in chimica e scienza per poter proseguire la ricerca e lo sviluppo.

Nonostante una domanda crescente, hanno deciso di non cambiare lo status dell’azienda. Dopo tutto, quando un’azienda diventa pubblica, chiunque può venire e sottrae un po’ del suo know-how.

Lucile Dupin

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