Elliott non ha fretta di nominare revisori dei conti per Telecom Italia

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Il 31 dicembre scade il mandato dei revisori dei conti di Telecom Italia. Tuttavia, non è stato nominato alcun sostituto, in quanto Elliott, che controlla di fatto il gruppo, si oppone alla convocazione di un’assemblea generale richiesta da Vivendi. Questa è l’informazione fornita da un articolo del Sole24Ore pubblicato l’11 dicembre 2018.

Per quanto tempo un gruppo di livello mondiale, primo operatore telefonico italiano, con un fatturato di 20 miliardi di euro, può continuare ad operare senza alcun controllo da parte di revisori dei conti? Questa domanda non interessa Elliott, il fondo avvoltoio (con poco più dell’8% del capitale del gruppo) sta facendo molto scalpore e si oppone alla richiesta di Vivendi (che detiene il 24%) di convocare un’assemblea generale per regolarizzare questa situazione.

Un accantonamento di 2 miliardi di euro, soggetto a riserve.

Tra una decina di giorni circa, il mandato degli attuali revisori dei conti terminerà. Inoltre, non è stato previsto che Telecom Italia rispetti le regole di una società quotata in borsa e che garantisca ai propri azionisti la regolarità della contabilità. Va detto che Elliott è un po’ imbarazzato ai margini. Affinché Amos Genish possa essere revocato, il capo del gruppo, qualche settimana fa, ha ottenuto la registrazione di un accantonamento complessivo di 2 miliardi di euro che ha portato i conti in rosso. E questa disposizione è in gran parte discutibile.

Vivendi, in qualità di azionista di riferimento, si batte a fianco dei piccoli azionisti per riportare la governance di Telecom Italia a quella di un gruppo comune. Da qui la richiesta avanzata pochi giorni fa di convocare un’assemblea generale per la nomina di nuovi revisori dei conti e per la rimozione di cinque amministratori che “hanno mostrato una sostanziale mancanza di indipendenza e di rispetto delle più elementari e fondamentali regole di governance, incidendo negativamente sull’organizzazione e sull’immagine di Telecom Italia”. A cominciare da Fulvio Conti, Presidente del Consiglio di Amministrazione.

I diritti fondamentali degli azionisti calpestati

Per sostituirli, Vivendi ha proposto cinque personalità indiscutibili: Flavia Mazzarella, Franco Bernabe, Gabriele Galateri di Genola, Rob van der Valk e Francesco Vatalaro. Il management di Telecom Italia si è riunito venerdì 21 dicembre 2018 per esaminare la richiesta di Vivendi. Ma aspetteranno fino a quando non avranno digerito il foie gras e i cioccolatini natalizi, o anche la “galette des rois”, per dare la loro risposta, che non è prevista prima del 14 gennaio. Si tratta di tattiche dilatorie per risparmiare tempo e garantire che l’assemblea degli azionisti richiesta da Vivendi non abbia luogo e sia sostituita dall’assemblea generale annuale di primavera.

Tutto questo ci dice molto sulle manovre di Elliott, che spiega sul suo sito web e nelle sue comunicazioni che la sua unica preoccupazione è il corretto funzionamento delle società in cui investe. In termini di corretta gestione, Elliott viola i diritti fondamentali degli azionisti e non si preoccupa di non disporre di revisori dei conti per la certificazione del bilancio 2018. Potrebbe adottare il motto: “Fate come dico io, ma non fate come faccio io”!

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