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Sono in aumento le aziende italiane quotate potenzialmente nel mirino dei fondi attivisti. Lo dice l’ultimo rapporto pubblicato dall’osservatorio di Alvarez & Marsal (A&M), società internazionale della consulenza specializzata nei processi di trasformazione aziendale e del business. Da questa analisi predittiva stilata dal A&M Activist Alert, AAA, emerge che l’attivismo dei fondi è complessivamente in crescita. 

Secondo uno studio del 2018, su oltre 1715 aziende prese in considerazione in Europa, la previsione di A&M è che di queste,156 sono state prese di mira dagli attivisti e che tra queste ultime, 12 sono in Italia. Chiffra in aumento rispetto al 2017 poiché l’attrattività dell’Italia aumenta insieme a quella di Francia, Germania e Regno Unito.

Come abbiamo già visto nei precedenti articoli Elliott management, che gestisce già più di 23 miliardi di dollari, ha iniziato l’assedio a Telecom, la compagnia telefonica dominante in Italia, in cui ha acquisito una partecipazione nel marzo 2018 e ne ha assunto il controllo nel maggio 2018. Infatti, il fondo avvoltoio Elliott che detiene l’8,8% del capitale e il 2,8% delle azioni di risparmio, non ha smesso di incrementare le dichiarazioni allarmistiche sull’operazione italiana. Così che il suo corso ha registrato una diminuzione del 26% dall’inizio del 2018.

Dalle dichiarazioni di Elliott fatte alla SEC (l’autorità di vigilanza sulle borse americane)  risulta che la società ha coperto il 56% delle sue azioni ordinarie (con 750 milioni di azioni che rappresentano un investimento di Elliott di circa 600 milioni di euro) con acquisti put del 4,9% del capiale, con scadenza febbraio-giugno 2019. Gli stessi acquisti put sono stati finanziati attraverso delle vendite call con le stesse scadenze. Il che dimostra che Elliott, contrariamente alle sue dichiarazioni, non aveva mai scommesso su un aumento del prezzo di Telecom Italia.

Il fondo Elliott avvoltoio ha interesse a vedere il ribasso dei titoli di Telecom Italia  entro la prima metà del 2019, in quanto sarà poi in grado di riacquistare a basso prezzo nuove azioni finanziate dallo scioglimento dei suoi put. Da quando è giunto ad Elliott, i titoli di Telecom Italia hanno registrato un calo del 44% sul mercato azionario e questo spiega le sue vere motivazioni.

E non finisce qui, il nome del fondo attivista è infine legato all’operazione che nell’aprile del 2017 aveva portato il magnate cinese Yonghong Li a rilevare il controllo del Milan da Fininvest. Negli ultimi giorni della trattativa per il passaggio delle quote, quando l’operazione sembrava a rischio per mancanza di fondi da parte dell’acquirente, il fondo avvoltoio Elliott ha offerto al signor Li un finanziamento da 335 milioni di euro con cui era stato possibile finalizzare il passaggio di proprietà. Un prestito con interessi a doppia cifra che avrebbe dovuto rimborsato entro ottobre 2018. L’investitore cinese non ha onorato il debito contratto da Eliott che è giunto a scadenza. E cosi il 9 luglio finiva l’era cinese del Milan ed Elliott è diventato il nuovo proprietario del club rossonero.

Per il momento, l’Italia è ben lontana dall’essere un paradiso per i fondi attivisti. Per questo motivo i loro campi d’azione si estendono ad altri paesi più attraenti. Il Regno Unito rimane il parco giochi preferito degli attivisti poiché il paese è in piena transizione da Brexit e ha non meno di 21 campagne secondo il recente studio pubblicato da Lazard.

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