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Poche ore prima di un voto capitale, il gruppo francese ha fatto un gesto di pacificazione ritirando la sua richiesta di revocare cinque dei dieci direttori TIM vicini al fondo attivista americano. Sarebbe l’inizio di una tregua?

Questo doveva essere il momento clou della battaglia tra azionisti che da quasi un anno scuote Telecom Italia. Venerdì 29 marzo il gruppo francese Vivendi e il fondo attivista americano Elliott, che detengono rispettivamente il 23,94% e il 9,54% del capitale di TIM, hanno dovuto competere nuovamente per la governance. La tanto attesa votazione non avrà luogo.

In una svolta dell’ultimo minuto, in tarda mattinata, il gruppo francese ha annunciato che intende ritirare la sua richiesta di votazione all’ordine del giorno, poco dopo l’apertura dell’assemblea generale nei pressi di Milano. Vivendi aveva accusato parte del consiglio di amministrazione di Telecom Italia di non essere pienamente indipendente, chiedendo la revoca di cinque dei dieci amministratori scelti da Elliott, compreso il presidente del consiglio Fulvio Conti.

Vivendi ora sostiene la pacificazione, e con questa decisione inaspettata ha sventolato una bandiera bianca verso il suo rivale americano.

“Vivendi ha investito quattro miliardi di euro in Telecom Italia. Come azionista industriale a lungo termine, vede un grande potenziale in questa società e ha sempre espresso il suo desiderio di creare le migliori condizioni per la creazione di valore”, ha detto Caroline Le Masne de Chermont, il suo direttore legale, venerdì scorso, aggiungendo che il francese aspira a “ripristinare una governance armoniosa e collegiale”.

Il cambiamento di tono del gruppo tricolore è tanto più inaspettato in quanto aveva lottato duramente, a dicembre, per ottenere la convocazione di questa assemblea generale degli azionisti. Nelle ultime settimane, entrambe le parti hanno rilasciato dichiarazioni provocatorie, accusandosi a vicenda della stagnazione in cui è intrappolato l’operatore italiano. Telecom Italia, che nel 2018 ha registrato una perdita netta di 1,4 miliardi di euro, ha registrato un calo del 30% rispetto a un anno fa.

Divergenze sulla strategia industriale

La scelta del francese di ritirare la sua richiesta di voto all’ultimo minuto può anche essere dovuta al fatto che le possibilità del gruppo francese di sconfiggere Elliott erano piuttosto scarse, con diversi azionisti e società di consulenza azionaria che di recente hanno espresso la loro opposizione al licenziamento dei cinque amministratori nominati dal fondo americano.

Questo clima più sereno è stato accolto dall’amministratore delegato di Telecom Italia, Luigi Gubitosi.

“Sono convinto che si farà di tutto per migliorare i rapporti tra gli azionisti”, ha sottolineato durante l’assemblea generale, rassicurando gli azionisti della sua determinazione a far uscire l’azienda da questo vicolo cieco. Da parte sua, Elliott ha comunicato venerdì scorso in una dichiarazione di essere pronto a impegnarsi in “un dialogo costruttivo con tutti gli stakeholder per continuare sulla strada della massimizzazione del valore per la società”.

Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare. Vivendi ed Elliott dovranno risolvere le loro discordie, in particolare per quanto riguarda le divergenze di vedute sulla strategia industriale da adottare per il futuro della rete in fibra ottica di TIM, e trovare compromessi soddisfacenti per entrambe le parti. Nel frattempo, i mercati hanno accolto con favore questa tregua: venerdì pomeriggio, il corso delle azioni è cresciuto di oltre il 3 per cento sul mercato azionario.

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